Dintorni

P1010113

Il castello di Pietrarubbia risale all’anno 1000. Appartenne alla casata dei Montefeltro fino alla loro estinzione dopodichè  passò sotto il controllo della chiesa (1355) e ancora successivamente ai Conti di Urbino nel periodo nel quale in tutta la zona si stava diffondendo l’influenza dei Malatesta di  Rimini.

Iniziò allora la lenta decadenza di questa rocca fino al restauro del 1463 voluto dal Duca Federico di Urbino. Il castello è stato da sempre definito “castrum inexpugnabile”; si tratta di un castello-torre al quale si affianca un recinto. L’impianto è caratterizzato dalla sua semplicità ed essenzialità. L’ingresso alla torre non è ormai più rintracciabile ma sembra che vi si accedesse tramite un ballatoio in legno posto a sbalzo sul dirupo.

Nel borgo del Castello si può visitare la mostra permanente delle sculture realizzate dal Centro T.A.M. (Trattamento Artistico dei Metalli), Il museo delle ceramiche,  il museo metallurgico medievale, la chiesa di S. Silvestro con l’Altare e il grande sole bronzeo di Arnaldo Pomodoro.

16064981_res

Salendo lungo la strada che da Macerata Feltria conduce verso il monte Carpegna vi è un complesso di fabbricati quasi sospesi su di un dirupo: un campanile senza campane, una chiesa sconsacrata, pochi edifici rustici da alcuni anni completamente abbandonati. E’ tutto quello che rimane dell’antico castello e della CHIESA PARROCCHIALE di S. ARDUINO di Pietrarubbia. La dedicazione della chiesa e la denominazione del castello, derivanti entrambe da S. Arduino di Rimini, vissuto fra la fine del 900 e i primi anni del 1000, possono costituire un riscontro significativo intorno alla nascita di questo aggregato medioevale.Con ogni probabilità il castello di S.Arduino fu uno degli originari possedimenti dei Conti di Montefeltro, al pari del vicino nucleo fortificato di Pietrarubbia.La comunità parrocchiale di S.Arduino restò autonima dal medioevo fino ai giorni nostri.Ciò che ha determinato una accelerazione nel processo di degradamento del contesto ambientale di S. Arduino è stato il mancato rinnovamento del parroco e l’abbandono delle case coloniche da parte delle famiglie di agricoltori che vi abitarono fino a pochi anni dopo (1963). Da allora in poi questo complesso rurale è stato oggetto di incursioni diurne e notturne da parte di predatori di oggetti sacri e profani. Le porte della chiesa e delle abitazioni sono state scardinate; l’intonaco dei muri scrostato, le pareti intaccate in più punti e coperte di scritte oscene e sacrileghe; il pavimento sondato in vari punti per accertare la possibile presenza di tombe da saccheggiare. L’interno della chiesa è stato ridotto in uno stato di sfacelo; così appare nel corso dei sopraluoghi fatti nell’agosto 1974. Durante quella ricognizione è stato ritrovato il pavimento sprofondato rivelando la presenza della sottostante cripta. L’esistenza di questa cappella sotterranea era conosciuta anche in precedenza. La chiesa poggia direttamente su una roccia di conclomerati in forte declivio verso nord-est. L’apside, volta ad oriente, si presenta a parete liscia anziché circolare proprio per la mancanza di spazio e per la rilevante pendenza della rupe. Nella parte inferiore del muro absidale si apre una monofora con arco a tutto sesto, che doveva rischiarare l’ambiente interno fin dalle prime luci dell’alba. Questa parte inferiore della chiesa può essere riferita all’architettura romanica fiorente nel Montefeltro nella seconda metà del XII sec. Altre due piccole finestrelle, strombate e con arco a tutto sesto, si trovano sul versante nord della chiesa. Nel contesto della primitiva costruzione romanica l’altare doveva essere alquanto rialzato rispetto al pavimento della navata, lo conferma una finestrella d’epoca romanico-gotica, visibile all’esterno del lato sud. Nel 1978 il padre Metodio Luchetti, Guardiano del convento di Ponte Capuccini e titolare di S.Arduino, per porre fine alle incursioni devastatrici nella chiesa abbandonata, decide di eseguire alcuni lavori di ripulitura della cripta, anche in considerazione che parte della copertura era crollata e che sussistevano pericoli per l’altra parte. Durante i lavori sono venuti alla luce dei loculi a fornice ricavati nel vano della cripta sul lato della navata. Sono stati trovati circa 65 scheletri ancora chiusi in sacchi di canapa e di lino, con vesti cinquecentesche. Alcune parti della pelle erano ancora conservate a seguito di un non raro processo di mummificazione anaerobica. Si trattava di persone laiche sepolte nella chiesa nell’anno 1587. Nella parte vicina all’apside pochi decenni fa furono trovati altri scheletri disposti su scranni; dai paramenti che li avvolgevano si può pensare che fossero stati gli antichi Rettori della Parrocchia. Alla fine del XVI sec. la cripta fu ristrutturata. In mezzo venne elevato un muro divisorio longitudinale nel senso dell’asse della chiesa con la funzione di sorreggere il peso dell’altare e la copertura orizzontale divisa, così, in due campate. L’asportazione di questa copertura e la rimozione dei loculi hanno rivelato ora questa cappella sotterranea in tutta la sua bellezza e armonia architettonica. Laccesso si apriva proprio dal mezzo della navata e sono ancora ben conservati i gradini di pietra che consentivano la discesa al vano sottostante. L’ambiente della cripta ha una forma quadrata (m. 5×5) ed è stato ricavato nel punto in cui la roccia si abbassa verso nord-est. Inserita nel muro divisorio centrale è stato rinvenuto un rocchio di colonna di marmo d’epoca romana. In origine questa colonna doveva essere collocata nel mezzo della cripta, quale sostegno degli archivolti in costoloni di pietra arenaria concia; questi partivano dal centro delle quattro pareti e dagli spigoli per convergere su questo sostegno centrale creando un soffitto con volte a vela. Le mensole laterali per l’appoggio dei costoloni risultano sorrette da due semicolonne in pietra arenaria, poggiano su due plinti quadrati, sagomate da un cordolo marcato a oltre tre quarti di altezza e sormontate da capitelli parallelepipedi scolpiti. Le tre pareti, corrispondenti ai muri esterni, risultano ancora profilate da cornici in rilievo arcuate a tutto sesto, le quali delimitavano altrettante lunette, naturali superfici per una presumibile decorazione pittorica.E’ difficile stabilire se all’epoca romanica tali pareti fossero effettivamente affrescate, sicuramente esistevano delle pitture murali d’epoca rinascimentale. Non bisogna dimenticare che fin dal 1462 anche il territorio di Pietrarubbia venne incluso nello Stato d’Urbino, e nel 1467 Federico da Montefeltro, capitano della Lega italica, ricevava cospicui pagamenti per le milizie. Questi introiti creavano uno stato di benessere nelle popolazioni locali. Tale situazione richiamò gli artisti dalla vicina Umbria e dalla Marca, i quali da Urbino si spingevano a lavorare nelle località circonvicine.Nel 1875 il pavimento attorno all’altare fu abbassato tanto da scoprire uno dei vari sepolcri ricavati nel vano della cripta. In quella occasione fu individuato tutto l’affresco, la cui parte superiore restò scoperta sopra il piano del pavimento. Nel 1954 questo affresco fu staccato ad opera della Soprintendenza alle Gallerie per le Marche e collocato nel Museo diocesano di Pennabilli, ove tuttora si conserva ” Antica chiesa romanica, oggi in rovina, risalente probabilmente al XII sec., dedicata a S. Arduino da Rimini, vissuto nella II° metà del X sec. Un prezioso affresco del 1467 scoperto nella cripta, si trova ora nel museo diocesano di Pennabilli.”

Sasso_Simone

Il Parco del Sasso Simone e Simoncello, nel cuore del Montefeltro, è il frutto di una storia umana delicata e discreta, la quale ha lasciato che la natura, da millenni, proseguisse indisturbata il suo lavoro silenzioso. Le tracce più recenti del passaggio dell’uomo sulle suggestive cime dei Sassi Simone e Simoncello sono ancora oggi visibili sulla più ampia piana del Simone.

Prima del più noto “tentativo” mediceo del XVI secolo di insediarvi una città-fortezza, la presenza dell’uomo va rintracciata già nell’età del bronzo, attorno al 1000 a.C.. Fu essenzialmente la vocazione strategica del sito, a motivare, infatti, i principali “urbanizzatori” del Sasso Simone.

I Benedettini nel XII secolo, i Malatesta nel XV, ed i Medici alla fine del XVI. L’ultimo tentativo di ripopolamento fu messo in atto da Cosimo I nel 1566, ripercorrendo un obiettivo politico e strategico di Malatesta Novello, signore di Cesena e Sestino. Il duca De’ Medici era già stato al governo di buona parte del Montefeltro negli anni attorno al 1520 e nella politica di riorganizzazione del territorio la costruzione di una città-fortezza era un valido baluardo per il raggiungimento del mare Adriatico.
Una nuova inversione di clima piega, però, gli intenti dei Medici, così come la difficoltà nel reperire il materiale per la costruzione ed i numerosi ostacoli per armare il fortilizio. Nel 1673 il presidio militare venne abbandonato. Oggi rimangono sparute e affascinanti tracce di questo tentativo utopistico di assoggettare le forze della natura agli intenti umani.

Panorama-Urbino1_res

“Alle pendici dell’Appennino, quasi al mezzo dell’Italia verso il Mare Adriatico, è posta, come ognuno sa, la piccola città d’Urbino; la quale, benchè tra monti sia e non così ameni come forse alcun’altri che veggiano in molti lochi, pur di tanto ha il cielo favorevole , che intorno il paese è fertilissimo e pieno di frutti di modo che, oltre alla salubrità dell’aere, si trova abbondantissima d’ogni cosa che fa mestieri per lo vivere umano. Ma tra le maggio felicità che se le possono attribuire, questa credo sia la principale che da gran tempo in qua sempre è stata dominata da ottimi Signori; avvenga che nelle calamità universali delle guerre della Italia, essa ancor per un tempo ne sia restata priva. Ma non ricercando più lontano possiamo di questo far bon testimonio con la gloriosa memoria del Duca Federico il quale a’ dì suoi fu lume della Italia.” B.C.

“Ogni volta che torno a Urbino non posso fare a meno di andare a rivedere, come primo atto, i Torricini di Palazzo Ducale; e il mio amore per questa città si rinnova. si rinnova in forma di compiacimento perchè la ritrovo smagliante, proprio come immaginavo che fosse quando la vedevo; in forma di stimoli all’invenzione…Sono toccato, quando la ritrovo, dalla apprensione che mi danno le sue rughe e, allo stesso tempo, dalla gioia che mi dà la durevolezza del suo splendore. Sono geloso di questa città, al punto da non poter dormire se altri la guardano con speranze possessive.”

San_Leo_I_res

San Leo, detta già Montefeltro, è situata a metri 583 s.m., a 32 km. da Rimini, nella Val Malrecchia (SS 258), su un enorme masso roccioso tutt’intorno invalicabile; vi si accede per un’unica strada tagliata nella roccia. Sulla punta più alta dello sperone si eleva l’inespugnabile Forte, rimaneggiato da Francesco di Giorgio Martini, nel XV secolo, per ordine di Federico lll da Montefeltro. L’antichissima città che fu capoluogo (dall’origine alla fine) della contea di Montefeltro e teatro di battaglie civili e militari per circa due millenni, assunse con Berengario II il titolo di Capitale d’ltalia (962-964). S. Leone (sec. IV d.C.) ne fu l’evangelizzatore. La città ospitò Dante (“Vassi in San Leo…”) e S. Francesco d’Assisi, che qui ricevette in dono il Monte della Verna dal Conte Orlando di Chiusi nel Casentino (1213). Si conserva ancora la stanza ove avvenne il colloquio fra i due uomini. Nel forte, trasformato in prigione durante il dominio pontificio, furono rinchiusi il conte di Cagliostro, che vi morì nel 1795, e Felice Orsini (1844).

Notevole il patrimonio architettonico conservato: la pieve preromanica, il duomo romanico lombardo del sec. Xll, il forte; Il Museo di arte sacra recentemente allestito nel Palazzo Mediceo, sparsi sul territorio comunale, i ruderi di diversi castelli, tra i quali quelli di Pietracuta, e di Piega, il convento francescano di S. Igne, il convento domenicano di Monte, di Pietracuta, la chiesa di Montemaggio, con un pregevole soffitto di legno a cassettoni. Il panorama che si gode da San Leo è uno dei più belli e caratteristici della regione la vista spazia sui monti circostanti e lungo, la vallata del Marecchia, fino al mare. Dotata di moderni impianti sportivi, annovera olre ai campi da calcio i, campi da tennis, una avio superficie dove è possibile praticare il volo a vela (aliante) Dalle rocce del monte San Severino e possibile decollare con il parapendio.

Macerata_Feltria_res

Nel cuore del Montefeltro, dove le colline incominciano ad innalzarsi verso il massiccio del Carpegna, tra la Val Conca e l’alta Val Foglia, sorge Macerata Feltria, centro geografico e storico di quel territorio che, pur frammentato in conche e speroni, monti e valli, ha una sua unità paesaggistica, storica, culturale: il Montefeltro appunto.

Facilmente raggiungibile sia da Pesaro che da Rimini, Macerata Feltria è equidistante da città storiche come UrbinoSan Leo e San Marino ed offre la possibilità di innumerevoli itinerari storici, artistici e naturali.

Qui la sapiente mano dell’uomo si è affiancata all’opera della natura: maestosi esemplari di pini marittimi svettano sulle parti sommitali di quasi tutte le colline che circondano il paese, a perenne memoria dell’ “Eroe dei due Mondi” che qui fece tappa durante la sua fuga, nel 1849, da Roma verso Venezia.

Una terra privilegiata per la sua posizione geografica, il clima temperato, le risorse ambientali e culturali che, insieme alla ricchezza delle sue “sorgenti termali”, rendono Macerata Feltria luogo ideale per un pieno recupero della salute ed un  completo relax della persona.

La fisionomia attuale di Macerata Feltria è emblematica della storia di tante cittadine italiane, divisa com’è in un nucleo più antico e dominante il Castello e, in uno più recente ed extra muros, il Borgo.

a5381_res

Acqualagna cittadina di 4.400 abitanti situata nei pressi della magnifica Gola del Furlo, è caratterizzata da una tradizione plurisecolare di ricerca, produzione e commercializzazione del tartufo.
Chi visita Acqualagna per gustare la dolcezza e il sapore del tartufo, ha la fortuna di sentirsi circondato da uno scenario stupendo costituito dalla Riserva del Furlo, dal territorio della Comunità Montana del Catria e Nerone.
La bellezza dell’ambiente circostante e l’aroma del tartufo, fanno di Acqualagna un luogo davvero speciale.
Qui raccoglitori e commercianti che lavorano in tutti i mercati mondiali, hanno la propria sede o svolgono la maggior parte della loro attività.
Il mercato del tartufo di Acqualagna si è consolidato come sede privilegiata del commercio all’ingrosso: in loco vengono trattati i 2/3 dell’intera produzione nazionale (circa 500/600 quintali di tartufo di tutti i tipi).

Urbania2_res

Situata nel nord delle Marche, nell’alta valle del fiume Metauro, nel 1636 Casteldurante, già dominio dei duchi di Urbino, diventò Urbania in onore di papa Urbano VIII.

La terra di Durante con una bolla pontificia fu elevata al grado di città “amoenitate loci, humanitate civium” (per la bellezza del luogo e la civiltà degli abitanti).

Si sceglie di venire a Urbania per godere del suo paesaggio e per visitare i suoi tesori artistici, fra cui il Palazzo Ducale con la biblioteca storica , il Barco, le chiese, il Museo Diocesano, il singolare cimitero delle Mummie; infine per gustare la sua buona tavola. Molto conosciuta è la Festa nazionale della Befana (2-6 gennaio).
Nel ‘500 Casteldurante insieme a Urbino e Pesaro, produsse tra le più belle maioliche del Rinascimento. Nella cittadina metaurense ardevano all’epoca oltre 40 forni per una committenza italiana ed europea e spesso i maestri durantini lasciavano la patria per diffondere la loro arte.

Il durantino Cipriano Piccolpasso scrive nel 1548 Li tre libri dell’arte del vasaio dettando le regole e i segreti del far ceramica.
Nel ‘500 Casteldurante insieme a Urbino e Pesaro, produsse tra le più belle maioliche del Rinascimento.
Nella cittadina metaurense ardevano all’epoca oltre 40 forni per una committenza italiana ed europea e spesso i maestri durantini lasciavano la patria per diffondere la loro arte.Il durantino Cipriano Piccolpasso scrive nel 1548 Li tre libri dell’arte del vasaio dettando le regole e i segreti del far ceramica.